Alla fine del 2024 l’UNHCR stima che 123,2 milioni di persone siano state costrette a fuggire da persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani ed eventi che turbano gravemente l'ordine pubblico. Questo rappresenta un aumento di 5,9 milioni di persone rispetto alla fine del 2023 ed è un dato più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Le persone fuggite all’interno dei loro Paesi sono 73,5 milioni i rifugiati e richiedenti asilo sono 46,2 milioni. I bambini sono all’incirca il 29% della popolazione mondiale ma sono ben il 40% delle persone che sono costrette a fuggire per un totale di 49 milioni. Il 67 % dei rifugiati sono ospitati nei paesi confinanti ed il 73% è ospitato in paesi a basso o medio reddito e solo il 23% è ospitato in Paesi sviluppati. Il 69% dei rifugiati provengono da Venezuela (6,2 M), Siria (6,0 M), Afghanistan (5,8 M), Ucraina (5,1 M), Sud Sudan (2,3 M). I 37% dei rifugiati è ospitato in soli 5 Paesi: Iran (3,5 M), Turchia (2,9 M), Colombia (2,8 M) Germania (2,7 M) Uganda (1,8 M). Per queto la Fondazione ha accolto dal 2012 circa 1600 rifugiati in piccoli centri della Basilicata insieme ai suoi partner con il modello dell' accoglienza diffusa.
Secondo il rapporto Oxfam 2025 “un quadro sempre più allarmante sta emergendo a livello globale: da un lato, miliardi di persone vivono in povertà, mentre, dall’altro, un numero ristretto di super-ricchi continua ad accumulare fortune a ritmi vertiginosi” generando quella che Oxfam definisce una “simmetria perversa”. Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2 mila miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Lo squilibrio cresce anche al livello territoriale infatti “i Paesi ricchi controllano il 69% della ricchezza globale, pur rappresentando solo il 21% della popolazione mondiale. Il predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud. Per questo la Fondazione collabora a diffondere il modello del Social Business del Premio Nobel Muhammad Yunus che mira a ridurre le diseguaglianze economiche coniugando giustizia sociale, lotta alla povertà e sostenibilità ambientale.
Il rapporto “The Global Annual to Decadal Climate Update 2025” pubblicato annualmente dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) evidenzia che vi è l’86% di probabilità che la temperatura media globale vicino alla superficie superi di 1,5°C i livelli medi del 1850-1900 per almeno un anno tra il 2025 e il 2029 e che almeno un anno tra il 2025 e il 2029 l'anno più caldo mai registrato (attualmente è il 2024). Risulta particolarmente a rischio l'Artico, che già sperimenta un riscaldamento più rapido rispetto al resto del pianeta. Vi sarà prevedibilmente un cambiamento per le stagioni e questo scenario fa prevedere impatti negativi su economia e società che incrementeranno a loro volta i fenomeni migratori. Per questo la Fondazione ha adottato gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile definiti nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite realizzando progetti ecocompatibili come quello dell’Abitazione per la Pace o come Gli alberi per la Pace. Abbiamo piantato dal 2022 al 2024 oltre 2800 alberi che assorbono 532K CO2 ed abbiamo in programma di piantumare altri 1500 alberi entro il 2026.
Alla fine del 2024 l’UNHCR stima che 123,2 milioni di persone siano state costrette a fuggire da persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani ed eventi che turbano gravemente l'ordine pubblico. Questo rappresenta un aumento di 5,9 milioni di persone rispetto alla fine del 2023 ed è un dato più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Le persone fuggite all’interno dei loro Paesi sono 73,5 milioni i rifugiati e richiedenti asilo sono 46,2 milioni. I bambini sono all’incirca il 29% della popolazione mondiale ma sono ben il 40% delle persone che sono costrette a fuggire per un totale di 49 milioni. Il 67 % dei rifugiati sono ospitati nei paesi confinanti ed il 73% è ospitato in paesi a basso o medio reddito e solo il 23% è ospitato in Paesi sviluppati. Il 69% dei rifugiati provengono da Venezuela (6,2 M), Siria (6,0 M), Afghanistan (5,8 M), Ucraina (5,1 M), Sud Sudan (2,3 M). I 37% dei rifugiati è ospitato in soli 5 Paesi: Iran (3,5 M), Turchia (2,9 M), Colombia (2,8 M) Germania (2,7 M) Uganda (1,8 M). Per queto la Fondazione ha accolto dal 2012 oltre 1700 rifugiati in piccoli centri della Basilicata insieme ai suoi partner in progetti di accoglienza diffusi sul territorio.
Secondo il rapporto Oxfam 2025 “un quadro sempre più allarmante sta emergendo a livello globale: da un lato, miliardi di persone vivono in povertà, mentre, dall’altro, un numero ristretto di super-ricchi continua ad accumulare fortune a ritmi vertiginosi” generando quella che Oxfam definisce una “simmetria perversa”. Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2 mila miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Lo squilibrio cresce anche al livello territoriale infatti “i Paesi ricchi controllano il 69% della ricchezza globale, pur rappresentando solo il 21% della popolazione mondiale. Il predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud. Per questo la Fondazione collabora a diffondere il modello del Social Business del Premio Nobel Muhammad Yunus che mira a ridurre le diseguaglianze economiche coniugando giustizia sociale, lotta alla povertà e sostenibilità ambientale.
Il rapporto “The Global Annual to Decadal Climate Update 2025” pubblicato annualmente dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) evidenzia che vi è l’86% di probabilità che la temperatura media globale vicino alla superficie superi di 1,5°C i livelli medi del 1850-1900 per almeno un anno tra il 2025 e il 2029 e che almeno un anno tra il 2025 e il 2029 l'anno più caldo mai registrato (attualmente è il 2024). Risulta particolarmente a rischio l'Artico, che già sperimenta un riscaldamento più rapido rispetto al resto del pianeta. Vi sarà prevedibilmente un cambiamento per le stagioni e questo scenario fa prevedere impatti negativi su economia e società che incrementeranno a loro volta i fenomeni migratori. Per questo la Fondazione ha adottato gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile definiti nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite realizzando progetti ecocompatibili come quello dell’Abitazione per la Pace o come Gli alberi per la Pace. Abbiamo piantato dal 2022 al 2024 oltre 2800 alberi che assorbono 532K CO2 ed abbiamo in programma di piantumare altri 1500 alberi entro il 2026.


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